Ungaretti come le foglie

Enzo Filippone – Come le foglie d’autunno

Con un uomo saggio dentro, un eterno poeta: mio padre lo sapeva. Joan Manuel approvò la sposa, si sposarono… e io nacqui. Mi ha anche consigliato di comprare l’appartamento di mio padre a Barcellona: è lì che sono nato…, ed è lì che vivo oggi.

In una foto lo vedo ballare con una ragazza anonima del vicino paese di Pozzuoli: Sophia Loren! E mia nonna Antonietta era la consigliera sentimentale di quella ragazza che era innamorata di un cantante che era un tarambana….

Dico con Pessoa che “essere poeta non è la mia ambizione, è il mio modo di essere solo”. È importante guardare davvero. E ora concludo dove ho iniziato, a Serrat: “La verità non è mai triste; ciò che non ha rimedio”.

Poesia ungaretti

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Soldati Ungaretti

La Alegría è un libro di condensazioni frammentarie, di mormorii nel fango della trincea, di frammenti di parole dopo la battaglia. Il libro respira la realtà della guerra senza discorsi morali, accuse o nemici, consegnando un linguaggio concentrato nella sua essenzialità, una poesia dell’istante che non riduce la grandezza dell’esperienza. È una poetica radicata in un’immagine, un’illuminazione tra i silenzi, una meditazione basata sulle impressioni e gli incontri vissuti nella giornata, con domande a dei e uomini invisibili e fantasmi della strada.

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Come se la sua inciampante gestazione editoriale testimoniasse le difficoltà dell’uomo dietro il libro (edizione del 1916 con il titolo provvisorio El puerto sepultado, prima edizione completa nel 1923 come La Alegría; Edizione definitiva, rivista dall’autore nel 1931), il volume è costruito sulla solitudine individuale e l’erranza imposta dal destino della guerra, attraversata dall’alternanza tra i rumori del combattimento e il silenzio del riposo, dove emergono i ricordi della sua Africa natale, la fatica, il tedio, Parigi, la malinconia, i campi francesi e italiani, la nascita della fratellanza tra i soldati e la nozione delle perdite subite.

Ungaretti come le foglie del momento

Tutti hanno offerto un punto di vista personale ma allo stesso tempo universale: non si sono limitati a esprimere il loro dolore o le loro opinioni, ma hanno fatto quello che fanno i poeti, cioè coinvolgere il lettore, far parlare la poesia a tutti, non limitandola al fatto concreto.

Abbiamo avuto modo di parlare dei cambiamenti di atmosfere, di stili e di espressività in una poesia: per esempio, interrompere bruscamente il discorso, passare da un “clima” positivo a uno negativo, da un segno al suo opposto. Come nella poesia di Pablo Neruda che abbiamo letto in classe e che riporto qui sotto.

Abbiamo anche letto e commentato due poesie di Giuseppe Ungaretti. In Soldati parla della precarietà della vita dei soldati in trincea, riferendosi a suo tempo alla prima guerra mondiale, alla quale l’Italia partecipò (Ungaretti, come tanti giovani, poeti e artisti, era al fronte).

Ora vi lascio con le poesie di Neruda e Ungaretti, che parlano anche di guerra, paura e umanità. Per la prossima settimana, gli studenti dovranno scrivere una o più poesie a tema libero, ma seguendo l’esempio di Ungaretti: poesie molto brevi (3, 4, 5 righe al massimo) che esprimano un concetto complesso nel modo più sintetico possibile.

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