Perche lattesa del piacere e essa stessa il piacere

Qual è la misura che Epicuro vede del piacere?

L’essenza della filosofia consiste nel conoscere l’oggetto finale della vita e delle azioni umane, nel determinare ciò in cui consiste il bene supremo dell’uomo e che costituisce la sua felicità. A parte la felicità perfetta e assoluta, che può essere trovata solo negli dei, se esistono, la felicità relativa, imperfetta e limitata di cui l’uomo è capace consiste essenzialmente nel piacere, poiché il piacere è la cosa che desideriamo e cerchiamo per se stessa, e alla quale subordiniamo tutte le altre cose. Tutti i nostri atti e le nostre aspirazioni devono avere per oggetto il possesso di questa felicità, cioè del piacere possibile all’uomo in questa vita; poiché, avendo perso questa felicità, non ci resta che la speranza illusoria e chimerica della felicità degli dei.

Sembrerebbe giustificato sottolineare che la virtù, per Epicuro, consiste nella ricerca e nella pratica dei mezzi che permettono di acquisire e di assicurarsi il possesso della maggior somma di piacere, come vera felicità dell’uomo, nel senso indicato sopra. Così è che la principale, e come il tronco delle altre, è la prudenza, il cui oggetto è l’interesse personale ben compreso, e il cui ufficio è quello di riconoscere e procurare all’individuo, in vista delle sue condizioni personali e delle circostanze che lo circondano, il percorso che dovrebbe seguire, il tipo di vita che dovrebbe adottare per raggiungere e perseverare nel possesso della maggior somma possibile di piacere o di piacere.